Ermenegildo GiustiNon è mia abitudine scrivere un pezzo tutte le volte che visito una cantina e sarà dura farlo ora senza sembrare leziosa. Voglio però raccontare la storia di quest’uomo emigrato 40 anni fa con qualche spicciolo, racimolato anche grazie alla sua piccola attività di rivendita di pennuti, catturati nel bosco e distribuiti a Nervesa e dintorni quand’era bambino, un po’ come fanno oggi i cinesi che raccolgono castagne nelle sue tenute per farci le caldarroste agli incroci dei marciapiedi. “Li lascia fare perché ammira il loro spirito di iniziativa” ci dirà il responsabile marketing.

Siamo nel Montello, Ermenegildo Giusti (per tutti Gil) parte poco meno che ventenne per il Canada e negli anni fa fortuna con l’edilizia: oggi la sua holding si fregia di essere il primo importatore di complementi d’arredo in ceramica Made in Italy, nello stesso Paese dove imperava il legno e a lungo lo canzonarono per queste sue trovate bislacche. Arruola nel tempo una forza lavoro di diverse migliaia di dipendenti, più altrettante con contratti a commessa, a cottimo, a progetto. In qualche modo arriva in Cina, si aprono cantieri anche lì.

Cosa te ne fai, quando raggiungi quel po’ po’ di posizione? “Devo restituire la mia fortuna alla terra da cui provengo”, decidi, e all’inizio del nuovo millennio, durante un viaggio in Italia, cominci a bussare porta per porta a tutte le abitazioni dei compaesani che abbandonarono le vigne: rifiutano di vendere, caparbiamente insisti e li convinci, rimetti in sesto gli impianti.

Lungo lo scenario naturale dell’eccidio della seconda battaglia del Piave cominci a rivoltare terreni, sradicare rovi, ricostruire rovine. È lì che decenni di cementificazione hanno lasciato ruderi di ciminiere e qualche veleno ed è lì che riaffiora qualche pre fillossera. Nel giro di qualche anno metti su qualcosa che somiglia sempre più a una cantina e chiami a raccolta i tuoi cari per gestirla.

Sei Giusti l’italiano, va da sé che tutti a Toronto vogliono le tue casse d’Amarone e quelle belle bottiglie solide ed eleganti di Umberto I, il Rosso Veneto dall’etichetta regale, che quando lo stappi e mesci ti dà corpo e rotondità, saldo e seducente senza infierire su stomaco e testa. Nel frattempo Giusti Wine cresce, arrivando a 75 ettari tra i terreni di antichissima giacitura della prima pianura di Nervesa e le colline del Montello.

“The land I love” diventa il vostro claim, puntando il faro su qualità, bellezza paesaggistica, rispetto dell’ambiente e ospitalità di riguardo.

E allora eccoci qua: non mi chiedere come ci sono finita nella tua rete di contatti per le Vendite Italia, io che tra l’altro mi occupo di marketing internazionale. Ascolto il tuo team, dimoro nella Tenuta Rolando, assisto alla tua presentazione personale. Poi la degustazione alla Country House Abazia. Resto flashata dalla persistenza dello Chardonnay e dal Recantina che con quei sentori floreali malandrini e la vivacità del rubino, per me, francamente, è una rivelazione.

Si va a cena per i festeggiamenti, col Prosecco, naturalmente, perché tra un mese è Natale e tu te ne riparti. A tavola vuoi tutti: parenti, operai, dipendenti, consulenti, personale di servizio. La tua signora ti siede accanto e alla fine di ogni portata raccoglie i piatti come una comune mamma di famiglia. Il discorso di auguri che fai è diretto, fermo e paterno e io penso che non incontrerò mai più uno che ti guarda negli occhi dalla stessa tua altezza pur avendo scalato innumerevoli gradini sociali. Commossa, tento di riprendermi ma il Ripasso è già in circolo, irrorando la mia innata disinvoltura che incede e punta a porti la sola domanda che conta ora: non è che per caso mi adotteresti?

Ma fortunatamente per entrambi hai già preso il volo.

Giusti Wine, i vini di Gil